Il percorso che ho intrapreso per arrivare alla direzione della fotografia è  stato atipico. Già dall’età di 13 anni, incuriosito dalle prime telecamere amatoriali che portava a casa mio padre, mi divertivo a realizzare filmatini trovando poi modi ingegnosi per montarli. Ho continuato ad avere questa passione “naif” fino a tutto il periodo del liceo e poi, non sapendo assolutamente quali erano i luoghi deputati del cinema ufficiale italiano, mi sono trasferito da Pescara, la mia città, a Bologna per frequentare il corso universitario DAMS Cinema.
Dopo solo una settimana di permanenza nella nuova città ho avuto la fortuna di essere selezionato al primo seminario pratico organizzato dal DAMS che verteva  sulla realizzazione di un cortometraggio non fiction. Il seminario era tenuto da Ansano Giannarelli che posso considerare il mio primo maestro. Sono stato da subito stimolato dalla voglia di realizzare praticamente qualsiasi cosa che avesse a che fare con il mondo delle immagini; ero anche aiutato dalla maggiore età, e quindi esperienza, degli altri studenti. Con loro ho realizzato, in qualità di aiuto  dei macchinisti,i  miei primi cortometraggi che mi hanno fatto conoscere un mondo a me allora sconosciuto:quello del set.
Un altro aspetto che mi ha affascinato fin da subito è stato quello della  post produzione, o meglio del montaggio. L’Università possedeva una delle prime stazioni digitali AVID per il montaggio, ed allora erano veramente in pochi a saperle usare. Mi ricordo che tutte le definizioni vertevano nella
differenza tra montaggio lineare (analogico) e non lineare(digitale). Il montatore professionista che ci illustrò il sistema era Fabio Bianchini Pepegna che diventò, nel corso di quel seminario, un altro dei miei maestri.
Iniziai da lì a poco a lavorare come suo assistente; uno dei primi lavori abbastanza impegnativi che feci con lui fu per Rai Due Palcoscenico ed era diretto da Leo De Berardinis. Il passaggio da assistente al montaggio a montatore fu abbastanza veloce, e  già nel 1997 divenni montatore del seminario che mi aveva visto l’anno prima  come studente. Nel 1998 realizzai altri spettacoli per Rai Due Palcoscenico.
Iniziarono altre collaborazioni, con Stefania Rimini per Report in onda su Rai Tre, Sport Tv Show in onda su Rai Sat e varie collaborazioni con aziende quali Ducati, Jacuzzi, Kerakoll. Uno degli studi di postproduzione bolognese dove mi si trovava spesso era la Pidgin di Andrea Gropplero, roccaforte delle produzioni underground bolognesi (anni dopo nacque lì la prima street tv “Orfeo tv”)
Proprio in quella sede, e nel mitico Bar Miki e Max che era situato lì di fronte, conobbi nel 2000 Paolo Angelini, in arte Fiore. Mi propose di montare il film Paris, dabar, un film sulla Bologna alcolica e notturna che nacque proprio in montaggio dopo mesi e mesi di duro lavoro.
Qui diciamo che, nonostante un periodo di “stand by” di circa un anno, finì la mia carriera di montatore. La fine fu dettata non da necessità creative ma fisiche: non riuscivo a stare per così tanto tempo al chiuso e davanti ad un monitor.
Già in passato mi piaceva passare a curiosare sui set (in passato avevo partecipato in qualità di aiuto macchinista ai videoclip di Sting “Fields of Gold” e “Freak the Might” e “Mi fai stare bene” di Biagio Antonacci), inoltre leggendo qua e là di fotografia cinematografica avevo un po’ di rudimenti base. Mi capitava, nei pochi giorni dove non lavoravo, di girare dei piccoli cortometraggi per gli amici in qualità di direttore della fotografia (anche se il termine non era allora prettamente adeguato) e con lo pseudonimo di Jonny Mancuso (non volevo assolutamente che si sapesse in giro per non dare l’idea di essere un video maker). Ero poi sempre più affascinato dalle immagini che montavo e quindi mi sentivo sempre più interessato a realizzarle io stesso.
Mentre prendevo la decisione di abbandonare il montaggio e riniziare tutto da capo mi venne proposto un lavoro per me nuovo e molto allettante economicamente(il film con Paolo Angelini essendo in compartecipazione ed essendo durato quasi sette mesi, mi aveva lasciato sul lastrico e fatto perdere anche parecchi clienti): supervisore alla post produzione, per conto della Grundy Italia, di un seriale Rai “Cuori Rubati”.
Quindi mi trovai per un anno (dal 2001 al 2002) in un mondo che, se professionalmente non avevo problemi a gestire, per quanto riguarda riunioni tra delegati Rai e vertici Grundy, gestione del personale era per me nuovo. Il mentore di quel periodo è stata sicuramente Renate Kerner, la supervisor mandata dalla sede europea Grundy che mi insegnò molte dinamiche delle produzioni gestite da multinazionali e con grandi impiego di personale.

A fine 2002 la Grundy mi propose di continuare a lavorare con loro nel seriale “Un posto al sole” e io non accettai dicendo chiaramente che avrei voluto fare il direttore della fotografia. Dall’inizio del 2003, forte anche di una momentanea tranquillità economica, mi proposi gratuitamente o quasi a chi voleva realizzare cortometraggi indipendenti ed avermi in qualità di direttore della fotografia. Da lì a pochi mesi, dopo alcune esperienze in super8, girai il mio primo cortometraggio in s16mm:
Al mare di Vito Palmieri.
Rimasto colpito dalle qualità della pellicola realizzai, sempre in S16, qualche mese dopo Zinanà di Pippo Mezzapesa che ci fece vincere il David di Donatello nel 2004 e mi porto un pochino di notorietà tra gli addetti ai lavori.
Fondamentale nel 2003 è stato il mio incontro con il direttore della fotografia Paolo Carnera che ho potuto vedere all’opera nel film “L’amore ritorna” di Sergio Rubini. Grazie a lui ho potuto colmare molte lacune che avevo e mi ha aperto un nuovo mondo nella concezione della fotografia cinematografica.
Finita l’esperienza con Paolo Carnera ho realizzato un altro cortometraggio che mi ha dato grandi soddisfazioni “Il Pugile” di Giovanni La Pàrola. Grazie a quel corto l’anno dopo, nel 2004, ho esordito nel lungometraggio “E se domani” per la regia, appunto, di Giovanni La Pàrola, prodotto da Beppe Caschetto per l’ITC Movie. In quel film ho avuto modo di testare il Digital Intermediate nei laboratori di Cinecittà.
Nel 2005 realizzai un altro lungometraggio “La tempeta” usando quasi esclusivamente emulsioni in bianco e nero. Sempre in quell’anno realizzai altri cortometraggi (sia in pellicola che in digitale) che hanno riportato grandi riconoscimenti in Italia e all’estero: “Il sogno di Nando” di Fabrizio Colucci, “Tana libera tutti” di Vito Palmieri e “Come a Cassano” di Pippo Mezzapesa.
Nel 2006 giro il film “Icaro2012″ con la nuova tecnologia di ripresa su schede P2. Qualche mese prima, sempre con la stessa tecnologia e quindi tra i primi in Italia, realizzo “Scatti di nera” per la regia di Nicola Prosatore e l’interpretazione di Michele Placido. Con Prosatore inizia una collaborazione incentrata soprattutto su televisione di qualità, oltre Placido realizziamo “Le chiavi del mistero” di e con Carlo Lucarelli.
Nel 2007 oltre ad un continuo aggiornamento delle tecnologie HD, continuo anche con la pellicola e con Claudio Noce realizziamo “Adil e Yusuf” promo per un film, girato in S35mm con risultati colorimetrici particolari, realizzati esclusivamente con tecniche di stampa tradizionale. Andiamo in finale nella sezione Corto Cortissimo alla 64a Mostra del Cinema di Venezia.
Realizzo anche il lungometraggio “Pinuccio Lovero: Sogno di una morte di mezza estate” per la regia di Pippo Mezzapesa; nel 2008 con questo lavoro otteniamo critiche positive alla 65a Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Settimana della Critica.
Nel 2008 con Claudio Noce realizzo il lungometraggio “Good Morning Aman” (in S35mm) con Valerio Mastandrea e Anita Caprioli;  film in concorso alla 66a Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Settimana della Critica.
Sempre nel 2008 realizzo un altro lungometraggio “Una notte blu cobalto” (in HD) di Daniele Gangemi con Alessandro Haber, Corrado Fortuna, Regina Orioli e Valentina Carnelutti.
Per le nuove tecnologie a giugno del 2008 giro “Time’s up” per la regia di Charlie Tango con la Red One Camera 4K.

Nel 2009 giro “Cinque” per la regia di Francesco Maria Dominedò e le interpretazioni di Matteo Branciamore, Giorgia Wurth, Rolando Ravello, Angelo Orlando.

Sempre nel 2009 realizzo due cortometraggi del progetto Perfiducia: “L’altra metà” di Pippo Mezzapesa in S35 e “L’Ape e il Vento” di Massimiliano Camaiti con lenti anamorfiche, entrambi prodotti dalla Casta Diva

A fine del 2009 entro a far parte dell’ A.I.C. l’Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica, e risulto essere il più giovane tra i soci.

Il 2010 inizia con l’Arriflex D21 usata per “E’ un piacere conoscerti” con la regia di Gabriele Mambo Luccioni e Giuseppe Garasto.

Nell’ambito degli spot e video clip tra il 2005 e il 2010 ne ho girati quasi cento e lavoro con case di produzione e agenzie quali:
Film Master, Wilder, ITC, The Mob, NCN Milano, Proforma, Winter, Blue Suede Shoots,
Swan Film Europe, The Munchies, Ruvido, MaxMan, Roncaglia & Wijkande, McCannErickson, K Events
con clienti quali:
Kinder, Muller, Moretti, De Agostini, Velux, Denivit, RDS, Ristora, FIGC, Bonduelle, Sinudyne
Gli artisti dei video che ho realizzato sono tra gli altri:
Vasco Rossi, Le Vibrazioni, Francesco Tricarico, Marta sui Tubi, Eugenio Bennato, Corveleno, Amorfù, Mario Conidi…